Nazicapitalismo 

di A. Pirone

Diciamoci la verità, c'è tutto un mondo economico-imprenditoriale che non lo dice apertamente, ma in cuor suo pensa che tutte le misure di distanziamento sociale che hanno arrestato l'economia mondiale non valgano il fine di salvare vite umane. Non tutte le vite, ma neanche quelle possibili. E che anche il salvataggio di una vita umana ha un costo economico che va rapportato alla bilancia dei costi/benefici, del dare/avere. A rendere esplicita questa riflessione è il settimanale inglese "L'Economist". Non a caso ben accolta dai giornali italiani di destra. E' una considerazione che ha indotto molti leader conservatori e reazionari - Trump, Johnson, Bolsonaro - a minimizzare all'inizio l'epidemia da Covid 19, salvo poi correre a metterci una pezza sotto la spinta devastante dei fatti, delle sollecitazioni del mondo scientifico e delle loro opinioni pubbliche.

Il ragionamento, se così si può definire, del settimanale inglese è agghiacciante perché rapporta la vita umana fondamentalmente a un costo economico, per cui fatta la notte tutti i gatti diventano bigi di fronte al capitale. Se la salvezza di vite umane è quantificabile economicamente appare razionale valutare se salvarne un tot è economicamente conveniente o più conveniente rispetto all'impoverimento generale, alle difficoltà della perdita del lavoro, alle spese enormi per dotare i servizi sanitari dei necessari strumenti di soccorso, dalle terapie intensive ai ventilatori, dalle mascherine ai guanti e ai camici ecc. E alle spese altrettanto enormi di sostegno al reddito per lavoratori dipendenti e autonomi e per gli aiuti alle imprese. In una parola ai sacrifici che in ogni società o stato nazionale l'umanità presente e futura è chiamata a sopportare. O se invece non sia più conveniente lasciare che il contrasto alla pandemia sia fatto solo nei limiti di non impedire l'attività economica, in attesa del salvifico vaccino. Anche se ciò comporterà la perdita di qualche milione di vite umane.

Purtroppo l'epidemia in gran parte del mondo falcerà moltissime persone indipendentemente dai calcoli economici dell' "Economist". E questa morìa è in corso perché i sistemi sanitari non ce la fanno a fronteggiarla, soprattutto là dove, come negli Stati Uniti, non sono sistemi pubblici e perché anche quelli pubblici hanno subìto le conseguenze delle politiche neo liberiste degli ultimi decenni. Per non dire dei paesi, dal Medio Oriente all'Africa, da alcuni stati dell'America latina all'Asia, che ne sono del tutto privi.

Il merito dell' "Economist" è di rendere evidente due visioni della vita che si confrontano da sempre nell'era moderna caratterizzata dalla formazione economico-sociale capitalistica. per non risalire più indietro nei secoli.Una che, partendo dall'unicità della vita umana, ha come obiettivo supremo la sua salvaguardia, anche nel campo dell'attività economica; l'altra che ha come obiettivo altrettanto supremo la messa al riparo sopra ogni cosa dell'attività economica e del capitale. L'una è fondata sull'umanesimo solidale, anche religioso, l'altra sul calcolo puramente economico sfociante nel darwinismo sociale. "L'Economist" con i suoi calcoli vorrebbe far considerare la sua e delle forze economiche di un certo capitalismo che rappresenta come di buon senso ed economicamente fondata a fronte dell'altra del tutto, seppur nobilmente, astratta e priva di fondamento economico. Ma non è così. L'approccio umanistico è anche quello economicamente più conveniente perché mira a salvaguardare il capitale umano, le persone, senza il quale non ci sarà ripresa o sviluppo economico futuri. E un organismo sociale che riesca, basandosi sul solidarismo umano e sociale, a superare la pandemia avrà in sé la forza morale e l'energia collettiva di riprendersi economicamente. Se invece sarà stato squassato oltre che dalla pandemia anche dal virus di un consapevole e voluto darwinismo sociale, allora le cose si metteranno male, molto male. Perché sarà stata uccisa la speranza dell'umanità nell'umanità.

Un bene che l'Economist non contempla nella sua concezione nazicapitalista.