Covid-19: il forse, Leopardi e la scienza

di Valerio Calzolaio

Forse la malattia Covid-19 condizionerà per anni la vita della comunità di donne e uomini sapiens sul pianeta Terra. La previsione è abbastanza certa. Premettere l'avverbio "forse" allerta il lettore sulla presenza di molte variabili rispetto alla successiva concreta verifica. Innanzitutto riguarda il futuro, incerto per definizione.

"Malattia" è poi cosa diversa da pandemia e per ora siamo in piena pandemia, si presume che la pandemia possa essere sconfitta da distanziamento, cure e vaccino, ma che la malattia resti fra di noi. Il numero di "anni" di convivenza con la malattia sarà inoltre diverso dai millenni di convivenza con il coronavirus Sar-Cov2, entrambi i numeri ormai dipendono da complessi comportamenti umani, individuali e collettivi, e pertanto va correlato a molteplici differenti scenari ecologici, sanitari, sociali, geopolitici, istituzionali.

Si suppone infine che la comunità umana possa essere considerata unitaria anche in futuro, divisa per Stati ma non tutti in guerra fra loro, senza che i cambiamenti climatici antropici globali abbiano indotto ulteriori irreversibili collassi e che siano stati raggiunti tutti i confini planetari. Premettere alla previsione l'avverbio sembra dunque davvero cosa opportuna, aiuta a mantenere criticità e domande di fronte ad affermazioni apparentemente certe o altamente probabili.

"Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano. Perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l'infinito

"Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano. Perché apre delle possibilità, non certezze. Perché non cerca la fine, ma va verso l'infinito". Bella frase. Abbastanza condivisibile. Se la cliccate su un motore di ricerca vedrete che è attribuita a Giacomo Leopardi. Se anelate un riferimento al testo o all'occasione in cui l'abbia scritta o detta, magari piccolo e fra parentesi, non trovate nessuna indicazione. Avevo un dubbio istintivo sull'attribuzione virgolettata: la quantità di citazioni false è quasi infinita; quelle falsamente attribuite a Leopardi enorme; che Leopardi designasse prosaicamente una parola "più bella" di tutte le altre urtica un poco; sull'infinita ricerca dell'infinito il poeta ha in genere preferito farci arrivare o illudere da soli, con innumerevoli aggettivi di senso.

Conosco certo l'uso frequente del "forse" in tanti meravigliosi Canti e Operette morali, più volte nello stesso componimento o dialogo, spesso a inizio verso o frase, e intuisco che l'insistenza sul termine non era casuale, per quel poco che forse capisco di Leopardi. Ho svolto un'artigianale ricerca testuale sulle principali opere e sulle lettere di Leopardi. La frase non l'ho trovata, presumibilmente non c'è.