visioni sceniche

di Marco Palladini

"Dopo la prova" di Ingmar Bergman

Dopo la prova è un film televisivo che Ingmar Bergman realizzò nel 1984 con due suoi attori feticcio, Erland Josephson e Ingrid Thulin, affiancati dalla giovane e bella Lena Olin. Un film di impianto teatrale, eminentemente dialogico e di trasparente proiezione autobiografica. Il protagonista è infatti Henrik Vogler, un anziano regista (Bergman allora aveva 66 anni) che si ritrova in un teatro vuoto dopo una sessione di prove per la messinscena del dramma Il sogno di Strindberg ed è ravvolto in un vortice di riflessioni, elucubrazioni e reminiscenze interrotte dal ritorno in palcoscenico di Anna Egerman, la 23enne attrice protagonista dello spettacolo in prova che sostiene di avere smarrito un braccialetto. Anna è la figlia di Rakel, un'affascinante ex attrice morta alcolizzata che lei ha odiato e che è stata una vecchia fiamma di Vogler. Nella doppia sequenza dialogica che li riguarda scopriamo, tra una discussione e l'altra, che tra i due è in atto un flirt amoroso, anche se la ragazza è fidanzata con un aiuto-regista. Anna gioca a rimpiattino con Vogler prima facendogli credere che è incinta, poi confessandogli che ha abortito. I due immaginano scene di una vita in comune che non c'è mai stata, si baciano, poi lei deve scappare per andare a provare alla radio.

Nella sequenza dialogica di mezzo, che è una mera apparizione onirica, Vogler è alla prese proprio con Rakel, la madre di Anna, oramai donna matura, che gli propone subito di fare l'amore, come per rinnovare la loro antica relazione erotica. Nel copione di Dopo la prova è come se, pur nella mise en abîme della finzione, ascoltassimo i 'veri' pensieri e le malinconie e i soprassalti di slancio e di gelosia, e le ritrosie e le passioni del regista e uomo Bergman, il groviglio contraddittorio del suo permanente intrecciare potere creativo e potere sentimentale. Sposato ufficialmente cinque volte, Bergman se in Scene da un matrimonio (chilometrica pellicola del 1973 sempre con Josephson e Liv Ullmann) rielaborava le multiple peripezie conflittuali e schizoidi della sua vita coniugale, in Dopo la prova ci mostra le 'scene da una vita artistica' che è poi la sua, dove il privato e il pubblico si sono sempre spudoratamente mescolati: tutte le principali, splendenti interpreti del suo cinema sono infatti state sue compagne ed amanti, dalla Ullmann a Harriet Andersson, dalla Thulin a Bibi Andersson. E la sua capacità di sottile penetrazione delle pieghe ansiogene, talora ricattatrici dell'animo femminile e di sediziosa analisi delle oscillazioni delle donne in amore, si accoppia qui anche con un velo di crescente 'tristizia', di personale brama di vita solitaria (come effettivamente accadrà nell'ultima parte della sua esistenza vissuta da eremita autoconfinato nella sperduta isola di Fårö).

Il regista demiurgo e vorace vampiro dei corpi e dell'anima delle sue muse alterna un tono di sazietà, di déjà vu, quasi di noia e al contempo una voglia di ricominciare, di non arrendersi all'età. Vogler-Bergman dice a un certo punto ad Anna: "Eh, se fossi di dieci anni più giovane..."; e subito dopo: "Che pessima battuta! Andrebbe proibita". Si dileguano nel finale le amanti vecchie e nuove e il regista rientra nella palude dei suoi malmostosi ragionamenti, a forza di evocare antiche fantasime, forse lui pure è diventato il fantasma di se stesso, che si sorprende di non avere udito "le campane della chiesa" (forse campane che suonavano... a morto?).

Adesso al Teatro Vascello di Roma Daniele Salvo ha adattato e diretto il testo bergmaniano in un dignitoso, un po' crepuscolare allestimento dentro una scenografia falotica (firmata da Alessandro Chiti) dove compaiono sul fondale dietro un velatino tanti versicolori manichini-spettri, mentre il proscenio è ingombro di tavoli da lavoro, poltrone, poltroncine, sedie e divani. Tra gli interpreti la migliore è la 'padrona di casa', Manuela Kustermann, che svaria bene nel ruolo di Rakel dalle patetiche lusinghe seduttive al mendicare affranto ancora una bava residua di stima e di affetto; mentre un po' monocorde è apparso il barbuto e imbiancato Ugo Pagliai (Vogler); così come mi è sembrata opaca e acerba Arianna Di Stefano, priva di quel guizzo di giovanile charme erotico che richiederebbe la parte di Anna.                                     

Marco Palladini


Inserisci qui il tuo testo...