rosy bindi non scivola

di Aldo Cecafumo

Ieri su "la Repubblica" Rosy Bindi è stata intervistata da Giovanna Casadio. L'ex parlamentare del PD non è d'accordo con Prodi. Il professore, infatti, qualche giorno prima aveva detto, sempre sullo stesso giornale, che "Al PD serve un padre. Zingaretti può diventarlo". E quindi invitava a votare e a votarlo nelle primarie.

Già perché il partito dei democratici ebbe una madre certa: la subalternità a lor signori, ma il padre, dei tanti che avevano frequentato quella donna così compiacente, non si è mai saputo chi fosse. Il pargolo, come si è poi visto, nacque gracile e affetto da progeria, la sindrome dell'invecchiamento precoce. A un certo punto ripudiò pure Prodi, che tutti ritenevano essere il vero genitore, inconsapevoli della condotta lasciva della madre che si era concessa un po' a tutti.Ciò malgrado il professore continuò a subire in silenzio ogni cosa dal PD fattosi renziano, perfino il tentativo di stravolgere la Costituzione. Chiuso nella sua piccola tenda da campo offrì la sua alleanza al PDdel "bomba", patrocinandouna lista elettorale alle ultime elezioni chiamata "Insieme". Prese lo 0,6%, per cui qualcuno aggiunse: "Insieme... a pochi intimi".

La Bindi non rifiuta a priori l'appello di "nonno" Prodi - giacché di padre non è più il caso di parlarne - ma fa delle osservazioni sui candidati in competizione. "Quella di Zingaretti - dice - fra le tre mozioni mi sembra la più interessante. Riconosce che va creata una discontinuità con il passato. Ma mi chiedo come sia possibile quando tra i suoi sostenitori ci sono gli artefici delle fasi precedenti." Si riferisce - aggiunge- "A Franceschini, a Paola De Micheli a Piero Fassino a Stefano Bonaccini, agli ex ministri. La mia domanda è: c'è stata davvero un'autocritica Nella linea di Zingaretti c'è la consapevolezza degli errori compiuti dai dem? A chi obietta che solo gli stupidi non cambiano idea, rispondo che sarei stupida io se ora credessi al cambiamento senza ottenere una spiegazione....". Ma, allora, le chiede Casadio, "la soluzione non sta in quel che dice Prodi, cioè trovare un padre al PD?". "Un partito - risponde la Bindi- ha certo bisogno di un leader. Ma attorno al segretario è necessaria una classe dirigente plurale in cui il paese si riconosce. Il PD deve davvero voltare pagina nel concepire se stesso e nei contenuti della proposta al paese".

Poi la Rosy esprime le sue angosce sul presente: "Sono molto preoccupata del governo, ma soprattutto degli umori degli italiani. Credo si debba riconoscere che le derive populiste sono anche frutto della politica seguita dal PD in questi anni. I sindacati hanno manifestato uniti in piazza, è una buona notizia. Ma chi ha predicato la delegittimazione delle forze sociali e la disintermediazione se non il PD negli ultimi anni?" Per la Bindi il disastro del 4 marzo non è addebitabile solo a Renzi ma al fatto che "la costruzione del progetto del PD è stata distratta e non si è alimentata una forte linea politica alternativa alla destra e alle inclinazioni populiste già presenti nel paese, e questo ha reso possibile la mutazione renziana". Perciò, conclude: "Se non si chiariscono la direzione della discontinuità e le responsabilità dei nostri errori non basterà un congresso e neppure l'invito alla partecipazione alle primarie".

Insomma a Zingaretti non basterà cantare "Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato, scurdammoce 'o passato ...". Sempre che lui sia in grado di cantare. In passato, più che altro, è stato zitto; la sua specialità nell'agone del PD è stata quella di scivolare dietro le quinte.

Non a caso da quelle parti l'hanno soprannominato "saponetta". 

Aldo Cecafumo

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