poesie fabbricate

di Matteo Rusconi, roskaccio, poeta e operaio

FIORE DI CARTA

Dieci ore al chiuso

tra le mura di una fabbrica

mi costringono a dimenticare

di cosa sia fatta l'aria.

Quello che mi riempie fino ai polsi oramai

in gran parte non è più ossigeno,

è acqua che cola marcia

dal rubinetto del cassone del ferro.

I peli del mio naso

sono fili di ruggine e truciolo

e i calli mi parlano

di un padrone lucido e freddo, una lamina

di acciaio temprato.

Dieci ore di lavoro

chiuso in una latta di olio esausto

mi aiutano a forgiare

la tempra di questo foglio

mentre lungo i finestroni di cemento e vetro

cerco l'ultimo respiro buono.

Domani, sotto l'ombra di un fiore di carta

sarò un petalo di cellulosa esplosa

domani, all'ombra di un campo di frumento

riposerò per non essere più corrotto

dall'umidità del metallo.

***

Che v'importa degli operai, tanto a breve spariranno

sostituiti da macchine che producono altre macchine.

Che v'importa dei loro tendini, dei loro polmoni presi in prestito

del loro cervello che muore in un movimento monotono.

Che v'importa se la loro giornata non ha senso

se inizia con la sveglia e finisce nel frastuono.

Che v'importa della mola

che gli sputa in faccia la sua forza abrasiva,

dei guanti buchi sopra i loro tagli neri,

che v'importa se crescono in cattività come asini da soma

e se per cibo hanno erba condita con acetilene

e delle dosi di caffè da bere per essere operativi attenti nevrotici.

Che v'importa, davvero

se l'operaio in catena lascerà il posto al personale più specializzato

alla fantascienza di macchine che in proprio ragionano

così perdendo ogni traccia di cuore muscoli e cervello

in favore di tic binari e di codici nervosi.

Che v'importa se magari un giorno

ci sarà una poesia per qualsiasi attrezzo rovinato, per qualsiasi bullone perduto

per qualsiasi cacciavite sbeccato

ma non per ogni morto sul lavoro.

Cosa vi importa - io mi chiedo - se ci saranno meno operai e più poeti

e si perderà così il ricordo

di una classe che scesa in piazza ha fatto tremare ogni padrone porco?

Che v'importa degli operai, tanto a breve spariranno;

restate lì, all'aria aperta

vivete le vostre mani bianche, la loro bellezza

e leggetevi una poesia sul pascolo della sera.

***

#44

Mi porto a casa il rumore della fabbrica

come un reduce porta dentro di sé il ricordo della guerra.

Nella doccia ritrovo

lo stridere del metallo

il battere del martello

e tra i capelli ho sparsi i trucioli di un cristo di ferro.

Il tempo ciclo è importante più dell' anima,

la velocità è tutto

gli avanzamenti sono tutto

e il mio invecchiare è il niente,

io sono solo un meccanismo sostituibile.

Mi porto a casa l'odore della fabbrica

come un cane che ritorna da un tuffo nella fogna

e sul limitare penso spesso

al tempo perso là dentro

alla poesia di Prévert nel mio armadietto

e al sole che brucia le spalle

mentre alla mia pelle ci ha già pensato il solvente.

***

BIO

Roskaccio, al secolo Matteo Rusconi, nasce a Lodi nel 1979.

Poeta e operaio, autore di svariati reading, esordisce nel 2015 con l'album di poesie sonore ROSKACCIOe nel 2017 pubblica la sua prima silloge intitolata SIGARETTE- Venti Poesie Per Smettere Domani (Ed. Ilmilibro)

Alcune sue poesie sono apparse in varie antologie, tra le quali Poesie Sull'Acqua (2015, Ed. StreetLib), NOvecento Non Più (2016. Ed. La Vita Felice) e Poesia Sui Sette Vizi (2017, Ed. StreetLib).

Cura il blog PAROLE & CARRIOLE.

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