Pasterius                    Guzzi

COLOMBA

AntònPasterius, di origine moldava, vissuto a Parigi, psichiatra e psicoanalista junghiano, è autore di testi scientifici ma anche di libri di poesia, di novelle, di romanzi, di aforismi.

Pasterius è anche artista e ha esposto collages e foto in molte gallerie a Roma e a Parigi.

Innamorato di Parigi e francofono, i suoi personaggi si aggirano con sicurezza nei quartieri più antichi di Parigi, intelligenza acuta e contraddittoria, ama il gioco letterario e linguistico. Frequenti le sue allusioni metaforiche e i calembours linguistici, gli acronimi, le crasi di parole, le assonanze, le parole polisenso e le inserzioni di parole di altre lingue, nella tradizione delle neoavanguardie.

Pasterius è un abile narratore, le sue descrizioni sono numerose e precise, il suo linguaggio è creativo, quindi innovativo.

Pasterius, nom de plume, evidentemente, alter ego di persona che non vuole essere nominata ma che tutti conoscono, piuttosto un eteronimo nel senso voluto da Pessoa, un personaggio che vive di vita propria, ha una concezione della vita e quindi della scrittura, libera e alla ricerca della felicità, ma non solo, come si vedrà in seguito.

Accusato di pornografia dai suoi più distratti lettori e detrattori, dovremmo definirlo scrittore erotico, nel migliore dei significati possibili, come lo fu il nostro Boccaccio, l'Aretino e poi Baudelaire delle poesie condannate, come il Flaubert di M.me Bovary, come Sade e Bataille, per fare qualche nome.

L'erotismo di Pasterius consiste nell'ironia che pervade i suoi testi, per l'iterazione deifatti erotici. Il gioco del linguaggiodimostra così la leggerezza con cui affronta temi che molti potrebbero definire scabrosi. Lo scrittore erotico è serio e felice, il pornografo è triste, ripetitivo e sostanzialmente noioso.

Pasterius non è soltanto un autore erotico perché, oltre alla narrazione erotica, si sofferma su considerazioni filosofiche, anche politiche, che sono a complemento delle descrizioni dei molti rapporti erotici raccontati minuziosamente, ma sono anche divagazioni, pensieri, riflessioni su quanto appena narrato. Nei suoi romanzi e nelle novelle, gli accoppiamenti avvengono senza innamoramento. Non c'è quella fase in cui, dice Barthes, ci si trova in un periodo di de-realtà. In Pasterius siamo semmai in periodi di surrealtà dei personaggi, maschili e femminili, che si uniscono alla ricerca di un piacere del tutto materiale, liberi e consenzienti.

Pasterius, voyeur alla ricerca dei suoi fantasmi, provocati e alimentati dalle sue esperienze di analista, fa vivere i personaggi come oggetti animati che si muovono in ambienti a volte non convenzionali (sale cinematografiche, interno di automobili) senza alcun sadismo, in grande libertà, sempre d'accordo tutti nel prendere e darsi piacere. Le donne sono viste da Pasterius come bellissimi oggetti, vestite alla moda, truccate, disponibili, riprese come in un piano sequenza cinematografico, senza stacchi della macchina da presa cioè. Intenditore di cinema e cinefilo, Pasterius ha con il cinema un rapporto stretto. Andare al cinema con Pasterius, come è capitato al sottoscritto, quando è andato a trovarlo a Parigi, è un'esperienza non da poco. Pasterius non si limita ad osservare il plot del film, ma lo analizza nelle sue componenti che a volte molti trascurano e cioè il montaggio, il taglio delle inquadrature, la musica. Nella novella dedicata al cinema, dal titolo inequivocabile "La vitaindiretta:il cinema ed all'esergo posto all'inizio, un perfetto aforisma:il mondo/attraverso/le immagini/che creiamo/si connette/a chi lo pensa. Pasterius fa una piccola storia del cinema erotico, da Estasi (1933) al Baise-moi(2000).

Nel precedente : "Le vicissitudini della libertà" (2015) si immagina che la statua della Libertà di Manhattan, opera di Bartholdy costruita a Parigi e inviata a pezzi a New York per essere ricomposta lì dove si trova ora, si umanizzi e si sollevi dal suo piedistallo comeun razzo, per discendere a Parigi, fare la bella vita e poi tornarsene lì da dove era venuta. Le vicissitudini di Colomba, la statua umanizzata, sono tutte erotiche, fino alla fase finale del ritorno. Pasterius non sopporta l'immobilità delle donne, nemmeno di quelle scolpite, che si devono necessariamente animare per fare l'amore. In un paesaggio ove il vegetale è quasi del tutto assente, ai fatti erotici si alternano riflessioni singolari. Negli ultimi capitoli, quello veramente surreale è il rapporto di Colomba con l'uomo-pesce(citazione di Magritte) uscito dalle acque della Senna, che le lascia una lettera. Un invito per un imbarco su di un transatlantico con cui si immagina che Colomba tornerà alla sua primitiva installazione. Seguono poi comunicazioni d'autore sulle ragioni della stampa del volume, le origini del manoscritto, rimasto inedito per molto tempo.

Nel più recente "nove pazzi facili" (anche la musica, oltre al cinema è un Leitmotiv nell'opera di Pasterius), i fatti si svolgono senza un vero protagonista, tranne l'autore, naturalmente. Più insistenti si fanno le riflessioni alla fine di ogni novella, togliendo ogni sospetto di pornografia a tutta la narrazione e mitigando con il pensiero finanche la sensazione, sia pur piacevole, di situazione erotica.

Nella novella "Il perdente" (p44) l'episodio di Justine (nome di origine sadiana) ed Elodie, amore omosessuale, con la partecipazione di Julius, nell'assoluta mancanza "di qualsivoglia brama di possesso..." dice l'autore. La novella si conclude con un Terzo episodio, una "lettera finale" a firma di un tale Kalhed, che si rivela essere un futuro attentatore dei fatti di Bruxelles, dopo quelli di Charlie Hebdo. "...mi rendevo conto", dice Kalhed "che non potevo più far finta di nulla".

Nella nota successiva si puntualizza che Pasterius "si occupa delle vite degli altri come metafora globale dell'esistere".

La metafora consiste nella stesura di "un manifesto d'una sessualità libera e amorevole che l'autore propone a tutti gli esseri umani." Sono queste parole dell'autore.

Così vengono cancellate da Pasterius le accuse addirittura di pornografia, da lui paventate "ante litteram" e il suo è un avvertimento che vuole lasciare ai lettori, con le sue opere contraddittorie e complesse, difficili, costruite con ardite immagini caleidoscopiche, funamboliche direi, dove i corsivi s'intrecciano, e il flusso del pensiero si articola al suggerimento della felicità.

A Nino

De amicitia

Non più cinema, il pomeriggio all'Eden, al Giulio Cesare

Non più carbonare e polpette e vino dei Castelli,

non più mostre d'arte con gli artisti, né presentazioni di libri,néJung,né Modica o Salvatore,o Daniela, né Bruno o Ilaria,

non più Parigi a rue desdeuxPonts, né Galerie Satellite,

non più Michel e Giovanna, né Brunò e Marie o Nathalie,

né Velio o la vita Felice,

soltanto buio e ombra," ben oltre la disperazione".

Paolo, Novembre 2019