LA SETTIMANA ENIGMATICA

"Diario satirico per spiriti liberi" di Riccardo Cochetti

21 GENNAIO 2020

Qualora non dovesse risultare sufficiente la quotidiana osservazione del loro ondivago sentiero politico, i vertici 5Stelle hanno voluto meglio ribadire sia lo stato confusionale del Movimento che la comicità insita nel patriarcale corredo genetico, arrivando a conferire a Di Battista niente meno che il ruolo di "responsabile del portale eventi" della piattaforma Rousseau: una non troppo minoritaria corrente interna ha immediatamente sperato che l'incarico potesse ricomprendere anche quello di wedding planner, laddove mirato a convolare ad un proficuo rapporto elettorale con il PD, che invece l'odierno sedicente eroe dei due mondi, il proprio e quello dei suoi 25 lettori, non vede assolutamente con favore. Tanto da aver seccamente rifiutato il prestigioso incarico di Ministro dell'istruzione, inopinatamente propostogli da Di Maio per la successione di Fioramonti, dichiarandosi assolutamente indisponibile ad entrare in un esecutivo con il PD: e pensare che nella circostanza qualcuno si era addirittura illuso di potergli finalmente sentir profferire una frase saggia ed apprezzabile, del genere "Grazie, ma la mia totale inadeguatezza ed incompetenza non me lo permettono."

La Cassazione, che non ha evidentemente inteso cassare definitivamente il solidale principio del restiamo umani, ha intanto apprezzabilmente respinto il ricorso presentato dalla Procura di Agrigento allorché si era vista annullare l'ordine di arresto di Carola Rackete da parte della gip Alessandra Vella, secondo la quale rispetto ai reati di resistenza a pubblico ufficiale e niente di meno che violenza a nave da guerra contestati alla Capitana tedesca della Sea Watch 3 dovesse invece considerarsi prevalente la discriminante legata all'aver agito adempiendo al superiore dovere si salvare vite umane e portarle nel porto sicuro più vicino.

Quanto invece all'esacerbato caso della nave militare Gregoretti, appurato che Gasparri, che presiede la Giunta delle autorizzazioni a procedere del Senato, non aveva alcuna intenzione di far rinviare il voto previsto per ieri sulla richiesta dei magistrati di Catania di mandare a processo Salvini con l'accusa di sequestro aggravato di persona, la maggioranza di governo ha invocato con risoluta genialità un intervento della Presidente del Senato Casellati, che si è infatti prontamente appalesato, ed infatti solo grazie alla sua determinante presa di posizione il voto della Giunta si è ugualmente avuto ieri stesso. Non sono comunque pochi ad aver ritenuto squallidamente pusillanime il tentativo di far slittare il voto della Giunta su Salvini a dopo le regionali, nell'imperdonabile timore che acconsentire doverosamente a concedere l'autorizzazione a procedere nei suoi confronti potesse agevolarlo nelle urne, mentre altri avevano per di più saputo giustamente preconizzare autolesionistico affidarsi alla terzietà di colei che a suo tempo non aveva avuto alcuna remora nell'affermare che Mubarak in persona aveva parlato di Ruby a Berlusconi come di una sua nipote.

Un ridicolo paradosso orchestrato tra saltimbanchi di diversa collocazione politica ha infine voluto che la maggioranza disertasse poi la votazione, con la quale invece solo i leghisti hanno provveduto ad esaudire il più recente e clownesco desiderio di Salvini, esponendolo a quello che secondo il suo delirio persecutorio rappresenterà un martirio anziché un normalissimo e se del caso assolutorio processo: si teme comunque che neppure una così tanto indegna e reciproca strumentalizzazione della vicenda possa finalmente indurre qualcuno a farsi promotore della definitiva abolizione di qualsiasi meccanismo che perseveri nel consentire a parlamentari e ministri di godere di privilegi giuridici negati al resto della cittadinanza.

La Corte Costituzionale ha invece dichiarato inammissibile la richiesta di referendum avanzata da otto Consigli regionali guidati dal centrodestra, su istigazione niente meno che del Senatore Calderoli, indimenticabile responsabile di quella legge elettorale che lui stesso in un impeto di palese autoreferenzialità non esitò a definire una porcata. Secondo la Consulta, infatti, se il referendum fosse passato non avrebbe soddisfatto il necessario requisito di produrre una legge immediatamente applicabile: lungi da riflessioni squisitamente giuridico-costituzionali, qualcuno che si è comunque meritoriamente preso la briga di approfondire il testo è stato invece molto più banalmente portato a ritenere che la Corte abbia voluto opportunamente evitare la ridicola ipotesi di dover far stampare sulla scheda referendaria un quesito di 3.979 parole, occupante ben 6 pagine di Word in carattere Calibri e corpo 11.

Rimane comunque imperscrutabile come il sempre meno lucido Salvini abbia nell'ultimo mese saputo propugnare tre diversi sistemi elettorali in antitesi l'uno con l'altro, sostenendo di volta in volta sia il proporzionale che il maggioritario, quando non addirittura il ritorno a quel Mattarellum che proprio la Lega

volle superare con lo sconcio Porcellum, come noto dichiarato incostituzionale con una sentenza imperdonabilmente tardiva, avendo nel frattempo costretto gli elettori a dar vita a ben tre Parlamenti consecutivi dalla composizione conseguentemente altrettanto incostituzionale, durante la cui persistenza qualcuno ama peraltro puntigliosamente ricordare che avvenne la duplice elezione di Napolitano a Presidente della Repubblica: si ha dunque motivo di ritenere che a suo tempo Mister Papeete chiedesse i pieni poteri soltanto per rendere superfluo qualsiasi sistema elettorale e sottrarsi quindi all'insostenibile attività cerebrale connessa all'esigenza di ragionarci sopra.

I pericolosissimi mitomani di ItaliaViva hanno invece votato insieme a Lega, Fratelli d'Italia e Forza Italia la proposta presentata da Costa al fine di far tornare la prescrizione alla situazione anteriore alla civilissima riforma Bonafede: a testimonianza di quanto l'atteggiamento di Renzi sia da considerare costantemente mutevole a seconda delle più opportunistiche convenienze, qualcuno potrebbe del resto ricordare come nel 2015 si fosse invece pronunciato nettamente contrario alla prescrizione, dichiarandola un oltraggio alla dignità dello Stato. Persa interamente la propria durante il patetico percorso personale che va dal mancato rispetto della promessa di ritirarsi dalla politica se sconfitto al referendum costituzionale alla mitomane scissione da un PD finalmente affrancatosi dal suo egocentrismo, si deve dunque ipotizzare che non abbia ormai alcun motivo di difendere quella di uno Stato che sente evidentemente suo solo nel caso sia lui a guidarne il governo.

Le sardine hanno da parte loro dichiarato l'apprezzato intendimento di evidenziare lo squallore della volgarissima strumentalizzazione a fini politico-elettoralistici delle penose ma purtroppo non certo esclusive vicende di Bibbiano, ma si sono secondo alcuni lasciate attrarre da una simmetrica voluttà, contendendone a Salvini la piazza prescelta come ultima tappa elettoralistica. Per il giorno antecedente le elezioni hanno invece organizzato un flash mob con tanto di collettivo tuffo nel mare prospicente il Papeete di Milano Marittima: un evento dalla forte caratura simbolica, che secondo alcuni non mancherà certo di amplificarne l'influenza, in special modo grazie alla balneazione fuori stagione. Al di là della sacrosanta opposizione nei confronti del becero salvinismo, lo straordinario successo della più recente mobilitazione delle sardine in quel di Bologna, vale a dire la stessa città che ospitò nel 2007 la prima manifestazione di piazza di Grillo all'insegna del vaffanculo, secondo i più raffinati politologi potrebbe invece addirittura testimoniare come, a distanza di 13 anni, la medesima invettiva si possa ormai considerare, anche se garbatamente tacitata, estesa anche al Movimento 5Stelle.

Si sono invece compiuti ieri l'altro, con il contorno di uno stomachevole profluvio di ridondante riabilitazione e di edulcorate rimembranze, i venti anni dalla morte in latitanza di Craxi, indelebile circostanza giuridica che per alcuni continua invece a permanere oggettivamente degna di un più che positivo ricordo, considerate le due sentenze definitive a suo carico, per un totale di dieci anni di carcere, per corruzione e finanziamento illecito. In memoriam, qualcuno ha peraltro voluto evidenziare come, acclarate le ricadute sul Paese delle sue più evidenti attitudini, sia sempre stato oggettivamente impossibile chiamarlo con il nome di battesimo Benedetto, preferendogli profeticamente quel diminutivo così facilmente modificabile in bottino. Ovviamente in prima linea nella circostanza la pugnace figlia Stefana, della quale, con munifica riconoscenza per l'indegno lascito imprenditoriale e conseguentemente politico ricevuto dal padre tramite i tre famigerati decreti a favore delle reti televisive Finivest, Silvio Berlusconi continua da 14 anni a porre a carico dei cittadini italiani lo stipendio da parlamentare: ha spudoratamente accusato il Governo di non essersi neppure presentato ad Hammamet, senza aver peraltro minimamente considerato che ciò avrebbe potuto rappresentare un grave precedente per un'eventuale analoga futura richiesta da parte della figlia di Matteo Messina Denaro, ma secondo i più sarebbe risultato molto più apprezzabile che entrambi i figli avessero dimostrato nel nome del padre una doverosa resipiscenza, recandosi invece loro a Canossa.

L'applicazione del primo Decreto sicurezza ha intanto provocato, tra altre nefandezze, anche l'esemplare licenziamento di ulteriori 120 richiedenti asilo, titolari di permessi provvisori di protezione umanitaria, da tre anni formati e regolarmente assunti da un'azienda di logistica di Parma ed ora ignobilmente deportati ad infoltire la massa dei 600.000 irregolari: al riguardo si deve perciò continuare ad attendere che l'attuale governo esca dalla sua pervasiva attività dilatoria e finalmente eradichi gli odiosi decreti salviniani, approfittando magari dell'occasione per dar civilmente vita anche allo Ius soli ed allo Ius culturae da oltre due mesi ribaditi come irrinunciabili da Zingaretti.