Francesco Bruni... ed altri "ciociari"

di Lucia Fabi

In questi giorni rimane alquanto difficile parlare della Resistenza perché si rischia di essere monotoni e ripetitivi.

Abbiamo ascoltato, ma non in tutte le commemorazioni, un susseguirsi di parole a volte fredde e distaccate che non hanno avuto la forza di arrivare al cuore delle persone. Fortunatamente sono le testimonianze dei sopravvissuti che infondono passione, esprimono sentimenti e ci conducono direttamente entro l'attualità ed agli ideali della Resistenza.
Da parte delle autorità costituite spesso si assiste ad una litania riproposta a scadenza fissa per poi ripiombare nell'oblio e nell'indifferenza, aspettando l'anno successivo, mentre oggi invece, più che mai, gli ideali della Resistenza dovrebbero rappresentare un percorso da seguire tutti i giorni.
Noi tutti siamo consapevoli di appartenere ad un'identità nazionale, ma non sempre ci si rende conto di far parte anche di una identità territoriale. L'intenzione di oggi è di avviare un recupero della conoscenza non solo di persone ed atti eroici compiuti in territori lontani, ma in particolar modo proporre storie di persone a noi vicine, raccontare di vite spezzate, molto spesso dimenticate e cadute anch'esse nell'oblio generale.
In Ciociaria ci sono state molte vittime, prevalentemente contadini, e uomini non organizzati in formazioni partigiane, ma che ugualmente hanno lottato per ostacolare le prevaricazioni e le ruberie operate dai nazifascisti. Nelle nostre zone ci sono state donne e uomini uccisi perché difendevano beni primari, necessari alla sopravvivenza dei loro familiari. Per molti di loro non c'è stato un ricordo, una lapide, l'intitolazione di una piazza o di una strada, o un, seppur minimo, riconoscimento. Quanti conoscono queste persone e le loro storie? Cosa è stato fatto per ricordarle ? Quanti sanno che qui, a Ceccano ci sono stati crudeli assassini come quelli dei fratelli Giovan Battista e Giacinto Capoccetta, Antonio Micheli, Giulio Polisena, Francesco e Vincenzo Zeppieri ? Certo sappiano di Luigi Mastrogicomo trucidato il 24 marzo 1944 alle Fosse Ardeatine ma pochi sanno perché venne ucciso. Quanti ricordano che 11 militari ceccanesi sono morti nei campi di concentramento tedeschi per non aver voluto aderire alla Repubblica di Salò?
Chi ha mai raccontato che in molti paesi della Ciociaria come ad es. a Patrica, Boville, Ripi, Alatri, Piglio Vallerotonda, Viticuso, ci sono state tante uccisioni di persone da identificarle come vere stragi?. Quanti conoscono la storia di Margherita De Carolisdi Castro dei Vosci che nel gennaio del 1944 ha il coraggio di ribellarsi, difendere le sue mucche, cacciare tedeschi e collaboratori fascisti ma dopo un po' deve soccombere perché colpita dal fuoco nazista?
Chi conosce che tre cittadini di Castro di Volsci Giovanni Ceccarelli, Alfredo Andreozzi, Giovanni Ricci e due di CepranoCostantino Valeri e Francesco Rossi furono imprigionati per quattro mesi, processati e fucilati a Paliano per essersi ribellati alla rapina nazista?
Amiche e amici presenti non dobbiamo trascurare il fatto che i nazisti sparavano, ma erano i fascisti locali in camicia nera che, compartecipando alle rapine, li accompagnavano nelle famiglie dove c'era ancora farina e animali da razziare.
La grande storia non nasce dal nulla, ma scaturisce dal sacrificio di uomini semplici che hanno lottato contro le prevaricazioni e le ingiustizie sperando di poter vivere in un mondo migliore.
Non è solo la storia scritta sui libri che insegna la vita, ma lo è anche, e in alcuni casi soprattutto, l'esempio e il racconto trasmesso da genitori, nonni, parenti, vicini di casa, che rimane impresso nella nostra mente.
Nella nostra formazione civica però,probabilmente, è mancata proprio quell' appartenenza territoriale che ci consente di non disperdere le nostre radici, perché solo rendendo visibili le vicende dei nostri uomini e donne , possiamo riappropriarci del sentimento di appartenenza.
Abbiamo conosciuto la Resistenza attraverso l'esempio di alcuni uomini di spessore a cominciare da Pertini.
Abbiamo letto di storie affascinanti, suggestive ed eroiche, ma le abbiamo sentite lontane e sfocate mentre abbiamo tralasciato la conoscenza delle nostre storie, quelle a noi vicine che, seppur piccole, hanno espresso esempi di alto valore. Si è trattato di un errore e, comunque un limite, perché solo ricostruendo la grande storia attraverso le nostre storie possiamo condividerla pienamente.
E per avvicinarci alle storie di casa nostra oggi ricordiamo Francesco Bruni, giovane diciannovenne ceccanese nato il 31 ottobre 1925 e morto l'8 maggio del 1944 in ospedale a Roma, fra atroci sofferenze.
Francesco Bruni proviene da un' umile famiglia: figlio di Giuseppe, di professione calzolaio e di Regina. Trascorre la sua infanzia e prima giovinezza a Ceccano in via san Pietro. Non segue i genitori quando questi, per motivi di lavoro, si trasferiscono a Roma, ma rimane a Ceccano presso la nonna Elena Giudici e non sappiamo con esattezza quando si ricongiunge con i suoi genitori.
Elena Giudici, nel 1912, aveva costituito la Lega delle donne. Prima del fascismo apriva i cortei socialisti battendo il tamburo.
Dalle notizie lette nella teca sita nel Museo della Liberazione in via Tasso, terzo piano, cella n° 3, apprendiamo che il Bruni, di professione è tecnico radioamatore. Il 9 settembre 1943 viene rastrellato dai tedeschi e inviato a Vicenza. Liberato dai partigiani del luogo, partecipa ad azioni di disturbo nella zona di Arzignano. Ritorna a Roma e continua la lotta fra Roma e Frosinone, sostenuto dalla madre Regina. In seguito a delazione le SS lo ricercano per aver partecipato ad azioni di sabotaggio contro autocarri tedeschi in transito su via del Tritone, Nomentana, Regina Elena e Crispi.
Il 25 gennaio 1944, proprio in quest'ultima strada, il giovane viene ferito gravemente da colpi di pistola sparati da un ufficiale tedesco che lo aveva pedinato. Viene trasportato all'ospedale S. Giovanni e qui isolato, piantonato e sottoposto a continui interrogatori da parte delle SS. Non rivelerà mai i nomi dei suoi compagni di lotta. Soffre atrocemente per le ferite subite e muore l'otto maggio dello stesso anno. Aveva solo 19 anni!
Sempre in via Tasso, accanto alla sua foto, sono esposte la sua sciarpa rossa, nella quale sono evidenti i fori di entrata dei proiettili e la camicia insanguinata.
Per evitare fraintendimenti va precisato che Bruni non è stato mai imprigionato a via Tasso.
Oltre alle notizie riportate è stata di aiuto la testimonianza orale di Loreto Terenzi, da poco deceduto, amico d'infanzia del Bruni, che ha fornito altri particolari come ad esempio la sua presenza, nell'autunno del 1943, a Ceccano per reperire armi e per prendere contatti con il generale Simone Simoni, convinto di poterlo incontrare a Patrica.
A Ceccano, il primo ad accennare a Francesco Bruni, è stato Tommaso Bartoli e dieci anni dopo ne ha parlato Luigi Compagnoni. Per tanti anni, anche dopo la fine della guerra, le attenzioni nei suoi confronti sono state inesistenti.
Solo occasionalmente, tre anni fa, abbiamo scoperto nell'Archivio Storico della città di Ceccano che il Consiglio Comunale, il 16 novembre 1953, delibera che via Principe Umberto venga sostituita da via Francesco Bruni. Il provvedimento però non può essere subito esecutivo perché bisogna aspettare, così come prescrive la legge, la scadenza dei dieci anni dalla morte. Dopo questo atto, che non verrà mai eseguito, non si hanno altre tracce.
L'attività partigiana di Francesco Bruni non può essere separata da quella della madre Regina. La documentazione che la riguarda è depositata presso il Museo della Liberazione, conservata nella busta 15, fascicolo 22, messoci a disposizione dalla dottoressa Alessia Glielmi. Da tale preziosa documentazione abbiamo appreso che Regina Bruni è stata comandante di squadra delle formazioni di Giustizia e Libertà, nella 1a zona.
Il Generale comandate territoriale di Roma, Frattini, il 31 luglio 1948, le assegna la Croce al merito per aver preso parte ad attività partigiana.
Nel 1954, il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi, le conferisce l'onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Nel 1958, un'altro Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi, le assegna il titolo di Ufficiale al merito della Repubblica.
Quando Regina (1901-1959) muore il 25 gennaio 1959, il giornale La Giustizia, quotidiano del partito socialdemocratico, la ricorda con affetto e devoto riconoscimento, la indica come compagna, partigiana e socialista. Ne ricorda l'impegno nella formazione partigiana Giustizia e Libertà, assalendo le sedi fasciste per asportare armi, ricoverando nella sua abitazione famiglie di ebrei, ufficiali e cittadini ricercati e partecipando alla difesa di Roma il 9 settembre 1943 a Porta San Paolo.
Spero di aver fornito notizie utili alla conoscenza e per arricchire e approfondire ulteriori momenti. Una cosa mi sento di dire. Da quando abbiamo costituito la Sezione cittadina dell'ANPI si è compiuto un notevole passo in avanti sul tema della ricerca storica. E' evidente che l'associazione può diventare uno strumento di studio ma anche di selezione del ceto politico cittadino. Per questo dobbiamo saperla difendere partecipando attivamente per preservarla da tentativi per ridurla al silenzio.