antonello da messina

di Dino Villatico

A Palermo, dove sono andato per Il ritorno di Ulisse in patria di Monteverdi, che si rappresentava al Teatro Massimo, sono però riuscito anche a trovare il tempo di vedere, a Palazzo Abatellis, prima che chiudesse, la bella mostra su Antonello da Messina (e fare un salto alla libreria Feltrinelli per ascoltare Federico Sanguineti parlare di sé stesso - e del padre Edoardo - con il pretesto di parlare di Dante). Ogni quadro di Antonello è un'emozione inesprimibile. Soprattutto quando si ha davanti la vera tavola, e non una riproduzione. La Crocefissione, sublime, si trova in Romania, a Sibiu, dove non sono ancora mai andato, era dunque la prima volta che vedevo la tavola dipinta da Antonello, e non una sua riproduzione fotografica. Non basta lo spazio di un volume a raccontare la complessa intelaiatura della costruzione pittorica e dei suoi molteplici significati. Figuriamoci poche righe di FB. Uso perciò queste righe per osservare due aspetti della mostra che mi sembrano diminuirne il pregio, anzi offrire nuovi argomenti all'immagine di cialtroneria e superficialità di cui pur troppo gode l'Italia nel mondo, e non sempre a torto. Le presentazioni, spiegazioni e i cartigli dei dipinti sono solo in italiano! Naturalmente Palermo è una città che non visita nessun francese, nessun inglese, nessun tedesco! Colmo dell'ironia o della sfacciataggine, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, presenta il catalogo della mostra (anch'esso solo in italiano) con queste parole: "La mostra su Antonello da Messina inaugura in chiusura di questo importante 2018 che ha visto Palermo come Capitale Italiana della cultura". Ora, a parte l'uso insolito, se non addirittura scorretto, del verbo inaugurare come intransitivo, è capitale della cultura una città che la propria cultura non la rende comprensibile a chi parla un'altra lingua? E veniamo all'altro punto. La Romania ci ha permesso di ammirare una tavola di Antonello che altrimenti non avremmo potuto vedere se non riprodotta. Ebbene due tavole mancavano, in effetti, però, nella mostra, sostituite da due brutte e raffazzonate fotografie Visita dei tre angeli ad Abramo, e San Girolamo penitente. Le tavole originali si trovano a Reggio Calabria. Al di là dello Stretto. I rumeni sono più generosi o gli italiani, e in particolare i calabresi, più indisponibili? O ha vinto la rivalità del campanile? O, più semplicemente, un groviglio di burocrazia provinciale? E non mi si chiami in soccorso la pericolosità dei viaggi per le opere d'arte, dipende da come le si fanno viaggiare. Evidentemente dalla Romania a Palermo è più facile, il tragitto più breve e più agevole, la burocrazia meno puntigliosa, che da Reggio Calabria a Palermo.

Dino Villatico