in lucta nobis continue

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ANTONIO GRAMSCI

PER UNA RIFORMA INTELLETTUALE E MORALE 

«Il "moderno Principe" deve e non può non essere il banditore e l'organizzatore di una riforma intellettuale e morale, ciò che poi significa creare il terreno per un ulteriore sviluppo della volontà collettiva nazionale e popolare verso il compimento di una forma superiore e totale di civiltà moderna. Ma può esserci riforma culturale e cioè elevamento civile del popolo senza una precedente riforma economica e un mutamento nella posizione sociale e nel mondo economico? Perciò una riforma intellettuale e morale non può non essere legata a un programma di riforma economica, anzi il programma di riforma economica è appunto il modo concreto con cui si presenta ogni riforma intellettuale e morale» 

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E nuova Agcom fiat

Ma rottura, non continuità

di Vincenzo Vita

Lo scorso venerdì 2 ottobre si è insediato il nuovo consiglio dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni, presieduto ora dallo stimato ex vicesegretario generale della camera dei deputati Giacomo Lasorella.

Non si può che fare i migliori auguri ad un organismo purtroppo sceso nella parte bassa della classifica, e che vorremmo tornasse in zona Champions, per abusare di un paragone calcistico. Purtroppo, infatti, l'istituzione immaginata dalla legge n.249 del 1997, per regolare in modo dinamico e creativo un sistema in fulminea mediamorfosi, non ha retto la sfida.

Doveva (e poteva) essere l'arbitro e il garante di una transizione democratica all'età digitale: giudice severo delle vecchie regole e avanguardia di approcci normativi adeguati ad un mondo - quello dei numeri e degli algoritmi- che non ha né spazio né tempo.

Non è andata così nella consiliatura uscente, di cui si ricorda come atto saliente solo il discutibile articolato sul copyright online, dove si coglieva il desiderio della forza, in un mondo dove i piccoli trasgressori (le vittime designate) - però- sono la pagliuzza magari non commendevole, mentre la trave degli Over The Top e delle Major prosegue indisturbata la sua conquista dell'infosfera.

Per non dire delle omissioni: dalla vigilanza sul rispetto della par condicio, alla definizione di confini e limiti dei diversi mercati, alla messa in causa degli assetti concentrativi. E già, perché la legge del 1997 disegnò un soggetto dai poteri vastissimi, che solo in piccola parte sono stati utilizzati.

Si volti pagina. L'orologio tecnologico corre velocissimo: i cento giorni canonici equivalgono a cento anni.

Insomma, le decisioni da prendere non aspettano.

Qualche esempio, con il massimo rispetto - ovviamente- per le preziose prerogative di autonomia e di indipendenza che furono pensate come il tratto distintivo dell'Agcom. Speriamo, anzi, che gli attuali componenti siano netti e trasparenti su eventuali conflitti di interesse, rispetto a società nazionali o locali che siano.

Forse una bella segnalazione a governo e parlamento sul necessario aggiornamento (nei riguardi dei social, e non solo) della legge n.28 del 2000 è urgente, ivi compresa la revisione dei modelli di calcolo delle presenze politiche in voce, in video e nei variegati supporti diffusivi. E' il momento di ripristinare il criterio seguito in altre stagioni (purtroppo) dal centro di ascolto radicale: i minuti vanno inseriti nel contesto dell'ascolto e della fruizione. E l'analisi ha da essere anche qualitativa. Il telegiornale delle ore 20 è una cosa, un'intervista notturna è un'altra.

Sarebbe augurabile, poi, un'uscita dal guscio della sede di Roma e di Napoli (è ancora lì il cuore, come stabilito dalla legge?), per instaurare un dialogo aperto con le altre istituzioni, nonché per immaginare un dialogo maturo con i cittadini-consumatori o con gli stessi comitati regionali (Corecom).

Incombono questioni assai delicate, a partire dall'applicazione della sentenza della corte di giustizia del Lussemburgo sulla partecipazione azionaria di Vivendi in Mediaset, considerata legittima. E via via, ecco profilarsi la sciarada del recepimento in corso in parlamento delle direttive europee (2018/1808 sui media audiovisivi, 2018/1972 sul codice delle comunicazioni, 789 e 780/2019 sul diritto d'autore e sui diritti connessi). In tale sede, ad esempio, avrebbe senso chiedere l'inserimento di una delega all'esecutivo tesa a riscrivere il vecchio testo unico del 2005 varato in età berlusconiana e analogica.

Il passo cruciale, però, sta nell'entrata piena nella sintassi della aggiornata media literacy, in cui risaltano gli assurdi ritardi italiani. E' in fase ascendente, non per caso, una proposta comunitaria sulle piattaforme - digital service act (Google e consimili)- al momento appena sfiorate da qualche obbligo, a cominciare dalla doverosa remunerazione del lavoro dell'informazione.

C'è da augurarsi, dunque, che l'autorità assuma le sembianze dell'intelligenza collettiva, in grado di contrastare la forsennata esplosione dell'astuto contendente: l'intelligenza artificiale.

Confidiamo, del resto, che Lasorella sia in grado di fermare il grande fratello. E non è una battuta.

Vincenzo Vita

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emmequ

scemenza, ignoranza

Jean Cocteau, anni '20 del secolo scorso: "Il dramma del nostro tempo è che la scemenza si è messa a pensare".

Magari! Forse qualche scemo potrebbe pensare che è scemo non per ragioni genetiche ma solo per ignoranza, e perfino cominciare a chiedersi quali ne siano le cause. Ai tempi di Cocteau. Ma ora?

Ora il dramma è che la scemenza, quella che deriva dall'ignoranza (ma cosa è oggi la grande ignoranza?), viene allevata, coltivata, ingrassata da i signur da le bele braghe bianche - che ora naturalmente vestono in blu, o magari in casual, e si chiamano tycoon (si han presenti i Trump i Berlusconi & Co.?), e fanno a meno anche dei gran commis e si gestiscono in proprio il potere..., o dai bauscia e mezzecalzette ignoranti e potenti, o dai furbi potenti e servi di potenti che gestiscono i nuovi mezzi d'informazione (cioè di disinformazione e menzogna) di massa, e d'insegnamento sempre di massa del loro simil pensiero...

Ne è scaturita una genia popolosa di scimuniti indotti a credere, e ben contenti di farlo, che leggere non serve, che studiare la storia del genere umano, del mondo, del proprio Paese e della stessa propria famiglia non serve, che il passato è morto e sepolto e che esiste solo il presente, un eterno presente figuriamoci il domani loro e dei figli...; un popolo maschile e femminile ma soprattutto maschile che non legge più un libro, non s'informa su niente, non ascolta più le opinioni, i pensieri, gli studi e le ricerche... meno che mai per confrontarli criticamente, e quando capita loro di sentirli (magari di seconda mano o anche terza) lo fanno per negarli e negano tutto... Mi correggo: negano tutto ciò che va nel senso del bene comune, tutto ciò che si esprime ed invita alla solidarietà, alla convivenza civile, alla crescita della comunità, alla fraternità e all'uguaglianza. Un popolo di beceri ignoranti negazionisti, aizzato e guidato da leader politici ignoranti quanto loro, quasi tutti o gangster o pagliacci (più spesso gangster e pagliacci), prende oggi la parola e si esprime senza contrasti con tutti i mezzi di cui dispone cosiddetti sociali, e vengono a loro volta ascoltati e seguiti. Alla testa di questi oscemi vi sono, come sapete, gli hater. Quelli che, in eroico anonimato, coprono di insulti e minacce tutti coloro, specialmente se grandi personalità come ad esempio il Papa Francesco, osano indicare una via diversa al presente e al futuro del mondo: una via diversa da quella segnata ed imposta da questo globale capitalismo dominante ma decadente e dal suo dominante pensiero. Una via che s'ispira al socialismo o al cristianesimo di Cristo, o alla parte più umana di tutte le religioni di uguaglianza e fraternità.

Ma c'è purtroppo di più e di molto più grave. E non riguarda quel popolo -sebbene assai numeroso - di cui prima dicevo, ma l'Uomo di oggi tout court. E tutti, anche chi si sente più libero e immune, ne siamo per poco o per tanto toccati.

Accade oggi, infatti, per dirla con Althusser, che «i pensieri che il sistema capitalista mi caccia dentro a viva forza si fanno prendere per i miei desideri, e la storia della lotta di classe - o se si preferisce la lotta tra il bene e il male, di chi vuole (come Francesco o Gramsci e il pensiero socialista) uno sviluppo che sia progresso civile ed umano fondato sulla solidarietà e la fratellanza contro chi vuol mantenere lo stato di cose presente fondato sul dominio, su insopportabili disuguaglianze e sull'oppressione materiale e morale - «è oggi la storia di come un discorso dominante, e non più un leader o un duce in carne e ossa (sebbene essi non manchino certo, né sono pochi, anche quando sono formalmente sorretti da milioni di persone), si è installato dentro ai soggetti concreti che, sfruttati, continuano a essere il motore cieco della storia. Per cui questa lotta deve oggi essere ripensata come una lotta collettiva attraverso cui ognuno di noi, a partire da pratiche comuni, combatte prima di tutto questo nemico interno, contro questo discorso dominante che si dibatte dentro di me, che mi possiede, che si fa prendere per "me stesso". Un discorso che non ci fa sentire reali, perché ne siamo semplicemente agiti, come marionette di carne, come Arlecchini che hanno disimparato a ridere.».

emmequ

https://lombradelleparole.wordpress.com/2020/08/25/30720/

due poesie di 

  mario m. gabriele 

1

Il tragitto fu di breve durata.
Non furono i Dichtung
ma le pagine 233-238,
in particolare le pp. 236-237
a cambiare la vista del mondo.

Ciò che Orwell disse, fece rabbrividire mente e pelle
tra assenso e negazione.

Mister Gab,
la Pojetika vorrebbe averla tra gli ospiti
al Convegno sulle frantumazioni dell'anima
nei distici.

Ciò che è detto è detto, si sentì dire come risposta.
Ogni ermeneutica sul verso
è una mobilitazione delle raffigurazioni
e dei momenti.

La prima questione fu di Clark
abbandonando le mani di Charlotte
per una autodifesa del Nulla.

Anche in queste cose
ogni discorso diventa un percorso.

Bisognerà chiedersi se la museruola lasciata al bulldog
rientri nel silenzio dell'Essere.

Le rispondo Signore, ora che ho finito il Master
e posso discutere di Friedler
e della categoria di - visibilità pura-.

E'questione di coscienza,
e di come abbiamo trasmesso la nostra ontologia.

Quel Dichtung di cui parlava
ha bisogno di un mondo reale e tattile,
come le bucce di banane alla Conad.

E' questo il punto ontogenetico
che ha fatto dire a Sibill:
Oh Paris, le Belles Lettres
allungano i quesiti, li denudano della loro origine
fino a morire nella Senna.

2

Un cocktail di Bull Shit inaugurò l'anno cinese delle candele.
Ci minacciavano Star Wars e L'Uomo che fuma.

Così rimanemmo al tavolo con Sara e Dora Moore
pensando allo scacco matto.

Cara Ketty, sono 14 anni che non mi muovo più dal letto
e ho le allucinazioni durante il giorno, disse Arianna.

C'è un esercizio, una specie di Yoga,
che si attacca al passato come il silicone.

A giudicare le cose come sono andate,
basterebbe che la luna se ne stesse un po' in disparte.

L'occasione è buona
per dire: Lieber Freund wie geht es dir?

Sembra che Padre Michell, non voglia liberarci dal male
perché legati alla Passione, secondo Madame Bovary.

Sissy non si fa più sentire. E' caduta nel disincanto
in una stanza di Prinsengracht 263.

Da inizio Gennaio fino alla quarantena
Ghebby ha seguito l'andamento dell'universo digitale.

Ne sa qualcosa Keurin dal suo paesino nella Brianza
che accomuna, mese dopo mese, remainders.

Nessuno sa come prendere un vagone,
ricordare La relatività con le 4 stagioni di Durell.

Kessy ha conseguito la laurea in modalità telematica
chiudendo l'esercizio accademico 2015-2016.

Oggi compie gli anni. Le presenterò mammy,
in photoshop, come quelle in bacheca a Bergen Belsen.

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