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ANTONIO GRAMSCI

PER UNA RIFORMA INTELLETTUALE E MORALE 

«Il "moderno Principe" deve e non può non essere il banditore e l'organizzatore di una riforma intellettuale e morale, ciò che poi significa creare il terreno per un ulteriore sviluppo della volontà collettiva nazionale e popolare verso il compimento di una forma superiore e totale di civiltà moderna. Ma può esserci riforma culturale e cioè elevamento civile del popolo senza una precedente riforma economica e un mutamento nella posizione sociale e nel mondo economico? Perciò una riforma intellettuale e morale non può non essere legata a un programma di riforma economica, anzi il programma di riforma economica è appunto il modo concreto con cui si presenta ogni riforma intellettuale e morale» 

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RIPARTIAMO DAL PONTE

MA VERSO UN NOSTRO

NEW DEAL

di Mario Quattrucci

S'inarcano le rovine / a sostegno dei pensieri, / vivendo per non morire /senza più desideri. // Anche il ponte che tendono / dalle pietre alle gesta / è un ponte rotto, un rudere / che alza quello che resta. // Non le abita più il sacro, / e tornano gli anni mille / su quel teatro simulacro / delle umane postille. // Ora adombrano un prologo / le incompiute rovine, / recitano un inizio / con la voce della fine. Mario Socrate

Ieri s'è inaugurato il nuovo Ponte di Genova-Europa-Mediterraneo, il Ponte San Giorgio. Con giusto orgoglio, con parole elevate di speranza ed impegno. Un ponte sospeso tra cordoglio ed orgoglio, ha detto Renzo Piano, ed ha ricordato versi grandi di Giorgio Caproni che valgono per Genova e per l'Italia. Conte ha ricordato - et pour cause - il Ponte di Piero Calamandrei, uno dei padri della Costituzione: quel ponte che voleva, e per un tratto vi riuscì, far passare la Nazione dalla catastrofe materiale e morale del fascismo e della guerra al secondo risorgimento di una riforma sociale intellettuale e morale. Opportuno richiamo, perché a questo siamo. Né la festa e l'arcobaleno c'inducano a omettere o peggio a rimuovere la realtà delle cose. Non per la pandemia ma con la pandemia, l'Italia è in bilico tra rovina e possibile rinascita. Per i problemi economici/sociali, al centro dei quali vi sono le questioni del lavoro dei diritti e della giustizia sociale..., e per la devastazione morale e civile che trascina una parte grande del popolo, alimentata e aizzata da forze politiche ed economiche senza scrupoli e in caccia soltanto di potere per sé. Ogni sorta di deviazioni etiche culturali e politiche, umane, tralignano dall'insegnamento dei Gramsci dei Calamandrei dei Pertini degli Einaudi dei La Pira degli Olivetti... della Costituzione: egoismi contro solidarietà; indifferenza contro impegno civile; iperindividualismo contro comunità; negazionismo di tutto, dalla storia alla scienza; sovranismo contro i principii e i diritti del '48 (Carta Mondiale); contiguità ed esaltazione delle mafie e della cultura criminale; droga a gogò; corruzione e corrompimento non solo dei potenti e dei loro commis e portaborse ma di gente comune; razzismo, violenza privata e pubblica contro amicizia ed amore... Dopo 2000 anni di cristianesimo, ad 80 anni dalla catastrofe a cui il mondo fu portato da questi "veleni distillati da una fede feroce".

Sì, ripartiamo dal Ponte: ma non vi sarà rinascita senza un altro New Deal, senza una svolta politica culturale e morale nel senso di un Nuovo Stato Sociale; se non troveranno unità e impegno le donne e gli uomini, i giovani e gli anziani, onesti, laboriosi, civili, pieni di considerazione per le sorti del pianeta e dei viventi, consapevoli dei pericoli che l'Europa e il mondo, e l'Italia insieme, stanno correndo. Essi sono ancora la maggioranza, ma debbono tornare alla politica, e devono imporre col loro impegno questa svolta di salvezza e civiltà.

Ancora sulla filosofia della praxis

di emmequ

Scrive Gramsci: «Per la quistione della «obbiettività» della conoscenza secondo il materialismo storico, il punto di partenza deve essere l'affermazione di Marx (nell'introduzione alla Critica dell'economia politica, brano famoso sul materialismo storico) che «gli uomini diventano consapevoli (di questo conflitto) nel terreno ideologico» delle forme giuridiche, politiche, religiose, artistiche o filosofiche. Ma questa consapevolezza è solo limitata al conflitto tra le forze materiali di produzione e i rapporti di produzione - come materialmente dice il testo marxiano - o si riferisce a ogni consapevolezza, cioè a ogni conoscenza? Questo è il problema: che può essere risolto con tutto l'insieme della dottrina filosofica del valore delle superstrutture ideologiche. Né il monismo materialista né quello idealista, né «Materia» né «Spirito» evidentemente, ma «materialismo storico», cioè attività dell'uomo (storia) [variante interlineare: spirito] in concreto, cioè applicata a una certa «materia» organizzata (forze materiali di produzione), alla «natura» trasformata dall'uomo. Filosofia dell'atto (praxis), ma non dell'«atto puro», ma proprio dell'atto «impuro», cioè reale nel senso profano della parola [4,37; Q 455].

Commento di Frosini: «Si noti che il testo è intitolato «Idealismo-positivismo», e, aggiunto a

margine: «"Obbiettività" della conoscenza». Dunque Gramsci si confronta con un'alternativa tradizionale, e in questo contesto formula la questione gnoseologica, e la riformula (o almeno ritiene di riformularla) in modo nuovo, se le virgolette distanzianti (nel titolo e ripetute nel testo) che evidenziano «obbiettività» non sono casuali. Lo spunto offerto da padre Barbera viene insomma subito trasferito su un altro terreno: ciò che importa non è l'astratta contrapposizione di idealismo e materialismo, entrambi metafisici, ma il modo in cui sia possibile ricavare una posizione filosofica anch'essa, ma che si lasci alle spalle le alternative filosofiche tradizionali. Il terreno di riflessione è insomma quello che unisce e divide Labriola, Gentile e Mondolfo. È il terreno delle Tesi su Feuerbach.» [La filosofia della praxis nei Quaderni. Pdf]



postille & postille

di emmequ

Althusser. O di Althusser in

Andrea Muni

Forse indotto da anniversari o da altre occasioni "utili" per malacoda, mi ritrovo a tu per tu con alcune quistioni teoriche che a quel tempo molto mi affaticarono..., ci affaticarono. Sartre e il suo esistenzialismo, Levi-Strauss, Starobinsky, Barthes, Althusser, ... Non torno certo ai testi, che riposano in pace nella vecchia biblioteca di casa. Ma certi scritti, certi commenti, mi attraggono. E, cosa assai peggiore, m'inducono ancora a qualche riflessione e confronto. Trovo ad esempio un articolo del Professor Andrea Muni (3 febbraio - Charta Sporca) per il 30° della morte di Althusser dal titolo suggestivo Althusser, maledetto! In esso alcuni brani sembrano venirmi incontro di prepotenza. Non vanno, questi pensieri di Muni/Althusser, nella direzione della nostra - mia - più recente riflessione sulla decisiva importanza - ai fini della conservazione e riproduzione dello stato di cose presente, cioè del dominio del capitalismo mondiale - di ciò che chiamo impossessamento dell'uomo di oggi [vedi Improda] (o comunque di immense masse su scala mondiale) da parte del pensiero unico e dei suoi derivati (sotto o sopra prodotti) e addentellati ideologici (magari travestiti da anti: penso al nazionalismo, al fondamentalismo, ecc...), divenuti in una forma o in un'altra senso comune con relativa mutazione antropologica? E, di conseguenza, del carattere fondamentale e decisivo della lotta culturale e ideologica?

Verificare.

«Solo tu, con una brutalità e una sincerità che sommate al tuo marxismo radicale ti hanno reso indigeribile a quasi tutti i tuoi contemporanei (Sartre compreso), hai detto a chiare lettere che il mio riconoscermi nel pensiero, nei miei pensieri, è l'effetto ideologico fondamentale, strutturale, dell'ordine del discorso capitalista. Solo tu hai compitato, scandito in maniera tale che anche i sordi potessero capirlo che il soggetto - questa cosa pensante in cui, senza nemmeno accorgermene, continuo istintivamente a riconoscermi e a interpellare gli altri - è l'elemento ideologico chiave, il punto teorico-pratico fondamentale che sta alla base della riproduzione degli apparati di sfruttamento e repressione capitalisti.

«Il soggetto quale ancora oggi tutti lo intendiamo, cioè proprio il mio identificarmi con i miei pensieri e con il super-pensiero che li pensa: questo è esattamente il punto d'incontro tra la struttura (economico/sociale) e la sovrastruttura (culturale, politica, giuridica). Il luogo in cui i pensieri che il sistema capitalista mi caccia dentro a viva forza si fanno prendere per i miei desideri

«La storia come storia della lotta tra le classi, che hai ripreso da Marx, e che in fondo non è altro che il materialismo storico preso sul serio, oggi non è più quella a cui pensavi tu. Ma sono sicuro che l'avresti visto, come già ti eri accorto (prima di tutti) che questa storia, la storia "proletaria" della lotta tra le classi, ha bisogno di accaparrarsi Freud e Lacan. Questa storia infatti oggi è la storia di come un discorso dominante, e non più un leader o un duce in carne e ossa, si è installato dentro ai soggetti concreti che, sfruttati, continuano a essere il motore cieco della storia. La lotta di classe oggi deve essere ripensata come una lotta collettiva attraverso cui ognuno di noi, a partire da pratiche comuni, combatte prima di tutto questo nemico interno, contro questo discorso dominante che si dibatte dentro di me, che mi possiede, che si fa prendere per "me stesso". Si tratta di un discorso che non ci fa sentire reali, perché ne siamo semplicemente agiti, come marionette di carne, come Arlecchini che hanno disimparato a ridere. La tua psicosi te lo faceva sentire troppo forte, troppo bene, ed è per questo che forse nelle tue lettere scrivevi quanto ammirassi e invidiassi la spontaneità di tua moglie Helene. Poiché, Louis, tu la sapevi che il capitalismo, e gli apparati ideologici di Stato di cui parlavi, non smettono di sostenere e riprodurre senza sosta quell'idea di soggetto che lungo il corso della storia serve ai padroni per governare gli sfruttati. Tu lo sapevi, ma ti faceva troppo male, che lo sfruttamento capitalista comincia a livello del rapporto con se stessi, a livello di quel soggetto interiore che "mette al lavoro" il soggetto concreto della vita e della relazione. Lo umilia, lo cancella, non lascia di lui più alcuna traccia, finché un giorno diventa possibile svegliarsi e chiedersi francamente se si esiste, e cosa si è una volta che si rifiuta questa identificazione obbligata.»

«Se è un discorso dominante ad essere il nuovo padrone, allora è proprio la logica di questo discorso che ci abita il primo vero nemico che dobbiamo aggredire, ben prima di dedicarci al progetto di assaltare fisicamente le banche e le sedi delle multinazionali. Questo discorso è il nemico interno che dobbiamo localizzare, individuare, con cura e pazienza, per non rischiare, come purtroppo hai fatto tu, di confonderlo con noi stessi o, peggio ancora, con le persone che amiamo. La nuova coscienza di classe, il nuovo "proletariato", deve trovare delle forme di socialità e di prassi collettiva che producano, direttamente o indirettamente, l'aggressione e la rimodulazione di questa esperienza della soggettività. Deve oggi assumersi questo compito delicatissimo, perché in questa lotta si rischia, sbagliando appena un po' la mira, di aggredire ciò che invece abbiamo di più caro. Tu, Louis, resterai per sempre un punto cieco, un tristissimo monito che ci ricorda i grandi pericoli che si corrono ogni volta che osiamo aggredire, sfidare il discorso dominante che struttura in profondità il nostro con rapporto con noi stessi e con gli altri. Produrre un nuovo discorso, una nuova logica, non solo della soggettività ma di qualsiasi attività umana, non è un compito teorico: è qualcosa che possiamo fare e che facciamo, spesso senza saperlo, a ogni passo delle nostre esistenze in comune. Solo questa consapevolezza potrà un giorno aiutare i pochi che ci credono ancora, a ripensare il comunismo non più come una utopica antitesi del capitalismo, ma come una via d'uscita da questo orrore di non esistere se non come uno schiavo di quel soggetto e di quei valori che mi sono stati marchiati a fuoco sulla pelle, che mi hanno penetrato, abusato, quando ero ancora troppo inerme per difendermi. Il comunismo ripensato come una possibile linea di fuga da ciò che l'ideologia capitalista ha fatto di me, il marxismo ripensato a partire dalla produzione di un'esperienza differente, comune, rischiosa della soggettività. Un azzardo, una scommessa a proposito di dove siamo davvero, che purtroppo tu hai perso, ma che noi possiamo rilanciare, a cui noi possiamo ancora credere, senza per questo chiudere gli occhi sui grandi pericoli che incombono lungo questa strada. Pericoli che la tua fine infame, e il tuo crimine orrendo, non smetteranno mai di ricordarci.»

Carmine Lubrano 

malinconia

amici miei cari compagni musici e poeti

perché solo ( o quasi ) mi avete lasciato

a lottare contro le streghe de Beneviento

e 'nmieze a ll'acqua e a lu viento

e tra polverosi scaffali con assenze indecenti

in queste vuote stanze vuote

e la tua prima lavatrice Adriano

è stata ormai rottamata

indifeso mi avete lasciato tra Michele Zarrillo

e la donna cannone il fenomeno da baraccone

l'altra sera ricordavo Filippo ( Bettini )

che spesso diceva : non riesco a decidermi

se Lubrano è più bravo in cucina o nei versi

ed intanto si beveva e le bottiglie vuote

diventarono sei quel giorno prima della sua partenza

per la Sicilia

poi ci fu quella sfida famosa tra Gino e Filippo

con le mozzarelle di bufala dopo e prima

che all'acropoli

e famoso negli anni ottanta e novanta

( come cuoco e come poeta ) lo stavo

diventando davvero e con il Lab-Oratorio

il numero dieci e le dieci poetesse dieci

e più volte al Costanzo show

e quella antologia i poeti contro i berlusconi

gli articoli a piena pagina su Repubblica

su Liberazione il Mattino L'Unità ed il Corriere

e giravo per Piazza Navona tra Ferreri

e ragazze arrivate in ferrari

a Milano i teatri erano pieni

e così che un po' troppo ingombrante

per amici e parenti per politici corrotti e potenti

e tra grandi imbecilli e mediocri e ostinati giurati

sono stato amato ed odiato

perché ho pubblicato con Scheiwiller

perché ho vinto il Premio Feronia

per i miei percorsi perVersi

e perché Sanguineti

e tentarono in molti troppi a lasciarmi da solo

ma solo non lo sono mai stato

sono stato odiato ed amato

e sono arrivato fino a qui qualcuno dice

ormai poeta laureato ( e con i premi alla carriera

poetica ) ma continuo a pisciare nei prati

continuo nudo a mostrarmi

dovrei scrivere mi dicono per così dire un romanzo

di quelli col morto col botto con il commissario

ed il tiramisù per scalare le classifiche fare il firmacopie

nelle librerie complimentarmi con le scollature delle

signore rifatte e pronte semmai a farsi masturbare

nei cessi nei retrobottega

ma tutto questo non mi compete

ho voglia di scrivere ancora con le metastasi della parola

e che le cozze che oggi ho mangiato erano buone

e perché ancora ti sogno nel tinello

come in un bordello come la Sandrelli

come ancora canto di tanto e nel PoemAverno

e scriverei clitoletanie per te seduta sul bidet

di un albergo di periferia

e ti vorrei amare qui in questo Salento

ti vorrei amare e senza la paura di invecchiare

senza lavarmi le mani le labbra la barba

e mangiare pane e burro col sapore di . . . sale

e così sono stato amato da santi e mariuoli

da regine mignotte e mignotte regine

ho attraversato cunicoli e grotte infernali

futuriste piedigrotte e portoni barocchi

mi sono salvato dai roghi a cui ero stato condannato

e dal canto di sirene silenti ho pianto

ho gridato ho bestemmiato e possibilmente ululato

ma sono poi ritornato alla vita

ed eccomi qui ancora come in una nota canzone

da istrione napoletano

tra di voi quattro spettatori

ed il genio si vedrà

si vedrà